L’infermiere sul territorio e il riconoscimento economico

Buongiorno a tutti,

per chi non mi conoscesse, sono Sara, infermiera e titolare del CSB Torino, uno dei primi ambulatori infermieristici privati in Italia, ambulatorio che, inoltre, si integra con le Terapie Complementari. Ho scritto altre note nei mesi scorsi (che vi invito a leggere), ma oggi vorrei parlarvi del problema del riconoscimento economico in ambito infermieristico. Un tema spinoso..ma doveroso.

L’infermiere sul territorio è una figura in Italia ancora poco conosciuta. Spesso non si sa a chi rivolgersi per prestazioni infermieristiche come iniezioni, medicazioni, prelievi e altro. Questo perché il sistema di assistenza da parte del SSR è garantito solo per malati cronici o terminali, ma per quanto riguarda le terapie a breve termine esiste ancora un buco enorme. La questione però non è aiutata dal fatto che esiste un’opinione pubblica che sostiene (ancora) l’idea, che alcune prestazioni possano essere eseguite dalla vicina di casa (senza alcuna abilitazione).

Eppure non è più così, anzi, somministrare un farmaco senza avere l’abilitazione, oltre ad essere illegale, comporta un abuso di professione. Per non parlare del fatto che possono crearsi gravi complicanze legate all’incompetenza. La figura dell’infermiere libero profesionista che lavora sul territorio è una figura ancora poco conosciuta e per questo anche poco richiesta e poco valorizzata.

Infatti, l’ostacolo più grande che sto riscontrando da quando lavoro sul territorio (ambulatoriale e domiciliare) è quello della componente economica. Per la maggior parte delle persone i prezzi sono troppo alti. Ma io mi chiedo: rispetto a cosa?? E’ quello che è assurdo! Non c’è un riferimento, non c’è un termine di paragone. Quindi direi che questa opinione è senza fondamenta che la sostenga!

Inoltre, spesso, si ha l’idea che queste prestazioni debbano essere fatte a costo zero, forse perchè si pensa che siano dovute! Per questo, molto spesso, le persone rinunciano o comunque criticano, in maniera anche parecchio infastidita, il prezzo proposto. Un prezzo che tra l’altro, per quanto mi riguarda, è di livello medio basso. Purtroppo, anche qui come in tanti altri servizi non riguardanti la salute, l’obiettivo principale della maggior parte delle persone è spendere poco. Un obiettivo che va a trascurare l’idea di avere un servizio professionale, corretto e legale (non in nero).

Penso che sia un problema riscontrato da diverse figure professionali ma, il problema, è che qui parliamo di salute, un tema che dovrebbe essere affrontato con una certa serietà e responsabilità. Quello che mi piacerebbe ottenere, è un riconoscimento della professione e di me come professionista. Vorrei che le persone riconoscessero che dietro ai servizi erogati c’è studio, consapevolezza, esperienza e sicurezza, valori che azzerano i rischi di creazione di danni (che capitano!). Vorrei che le persone riconoscessero che dietro ai 15 euro di una medicazione  c’è l’acquisto di materiale, le spese per lo spostamento o le spese di luce,gas e affitto per mantenere un ambulatorio… e poi bisogna contare le spese per la partita iva e per l’emissione della fattura. Vorrei che le persone riconoscessero che, di quei 15 euro,io ne vedrò forse 6. So che è un concetto applicabile ad ogni negozio e attività e che molti possono condividere questo problema, ma sensibilizziamoci sul fatto che soprattutto in sanità non si deve cercare il risparmio.

La riflessione che spesso faccio anche con i miei colleghi è il confronto dell’atteggiamento che le persone hanno con il riconoscimento economico delle prestazioni mediche. La maggior parte della popolazione infatti non fiata nel pagare 200/300 euro per una visita di 15/30 minuti da un medico specialista. La loro professionalità e la loro pratica, frutto di anni di studio, e l’affidamento della salute nelle loro mani, ha un valore che si conosce bene. D’altronde non sono da biasimare. Il fatto che la nostra figura professionale sul territorio stia spiccando da pochi anni e, il fatto che ci siano sempre state certe abitudini, fa sì che si crei questo tipo di atteggiamento e opinione generale.

Un cambiamento avverrà, ne sono certa. Ci vorrà del tempo e molta pazienza, ma so che un giorno questo riconoscimento sarà più impresso nelle persone. Nel frattempo ci tengo a ringraziare tutti i clienti che hanno scelto il mio ambulatorio e i servizi dei miei colleghi che lavorano sul territorio. Ringrazio quelle persone che hanno pagato con ‘piacere’ e consapevolezza un servizio che sapevano di non trovare ovunque. Ringrazio quelle persone che erano restie ma poi hanno avuto la capacità di cambiare occhi. Ringrazio chi riesce a riconoscere la figura infermieristica e si affida con il sorriso.

Grazie perché ci permettono di prendere spazio tra le figure della salute e, solo in questo modo, si potrà creare una rete di cura più efficiente possibile.

Sara